"Felicia" di André de Nerciat

Dal romanzo "Felicia" di André de Nerciat leggiamo: "Era la prima sera che passavo in quella casa...
Non riuscivo a prendere sonno e pertanto pregai Teresa di portarmi un libro qualsiasi, prima che si ritirasse nel quartiere che divideva con l'amica di Kingston. La poverina, che evidentemente non distingueva un libro dall'altro, me ne portò uno immediatamente, soltanto che si trattava di 'Teresa la filosofa', uno dei libri più erotici che allora circolassero sulla piazza. Com'era inevitabile, quel genere di lettura, anziché conciliarmi il sonno, mi gettò in uno stato di violentissima agitazione...
Il desiderio di un uomo nasceva in me di minuto in minuto. E il fatto di sapere che sotto lo stesso tetto c'erano tanti uomini disponibili non faceva che aumentare la mia eccitazione. Non riuscivo a trovare una posizione comoda...
Su un fianco o supina, mi pareva letteralmente di impazzire. Ero disperata, anche perché il mio solito rimedio sembrò del tutto inadatto a spegnere quella sete di piacere che ormai mi travolgeva.
La situazione era poco allegra, quando, improvvisamente, sentii il suono dolcissimo di un arpa, ma talmente vicino che mi sembrava quasi nascesse nella mia stessa camera. Dopo un preludio delicato e soffuso di malinconia, alla voce dello strumento si unì il canto sottile e armonioso di un'ugola umana. L'ascoltavo rapita, quasi in estasi. Non potendone più dal desiderio di conoscere a chi appartenesse quella voce celestiale, mi alzai, presi un candelabro e ispezionai la stanza vicina, che trovai vuota. Arrivai fino in fondo al corridoio: niente. Anzi, più mi allontanavo dalla mia camera e più si affievoliva la musica. Non riuscivo a comprendere...
Abbandonai allora le ricerche e stavo per tornarmene a letto quando scorsi Sydney. Sul momento ne rimasi confusa. Anche se con dolcezza, lo rimproverai. Poi, mi infilai sotto le coperte.
- Mia cara Felicia - egli incominciò - non andare in collera, perché io sono del tutto innocente, ve lo giuro. Vi posso assicurare che non mi sarei mai permesso una cosa del genere se non avessi saputo con certezza che eravate sveglia.
- Ma allora - esclamai un po' piccata - neppure nella propria camera da letto si può essere tranquilli. Voi spiavate! E dire che mi credevo sola.
- Perdonatemi, vi prego. Perdonate un uomo che vi ama ed è stato posseduto dalla curiosità. Ma in questo non dovete scorgervi nulla di offensivo! Si può penetrare in tutti gli appartamenti attraverso vie segrete, ecco la verità. E' un accorgimento fatto eseguire dal vecchio proprietario, non da me. Ma non voglio certo abusare, e se voi me lo proibirete non tornerò mai più, ve lo giuro, non tornerò mai più ad ammirare il vostro abbigliamento notturno.
- Non dite altro, vi prego. Siete un mostro, sir Sydney. - risposi. E mi cacciai col viso sotto la coperta.
- Sono certo che riuscirò a procurarmi il vostro perdono, mademoiselle! - replicò il gentiluomo cadendo in ginocchio ai piedi del letto ed impadronendosi di una mia mano che incominciò a baciare con passione.
Avrete già capito che la mia rabbia non era causata dalla sua presenza in camera mia, ma dal pensiero che egli aveva certamente assistito di nascosto a quel surrogato d'amore che mi ero concessa."

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