"La pianista" di Elfriede Jelinek.

Dal romanzo "La pianista" di Elfriede Jelinek leggiamo: "Ecco,è arrivata. Davanti a Erika Kohut si levano dal fondo del prato, simili alle fiamme di un bivacco, le grida di una coppia di amanti. Finalmente l'osservatrice è giunta alla meta agognata. E' così vicina che non ha neppure bisogno del binocolo speciale agli infrarossi. Come la casa natale si staglia all'orizzonte, così la coppia che sta chiavando si stacca dalla bellissima distesa verde per conficcarsi nei globi oculari di Erika. Un uomo s'avvita dentro una donna gemendo in una lingua straniera. La donna non si mette a strillare come un campanello, ma borbottando a bassa voce impartisce quasi delle imposizioni, degli ordini che a quanto pare l'uomo non comprende, poiché continua a levare grida esultanti in turco, o in un'altra strana lingua, senza obbedire ai suoi richiami. Come un cane pronto a saltare, la donna ordina al cliente dal profondo della gola, con voce tonante, di chiudere il becco. Il turco però arpeggia e sussurra come il vento di primavera, forse un tantino più forte. Manda degli urli lunghi e lancinanti che costituiscono per Erika un ottimo punto di riferimento e le permettono di spingersi sempre più avanti furtivamente, malgrado sia già molto vicina. Gli stessi cespugli che offrono temporaneo riparo alla coppia di amanti bastano a nascondere anche lei. Il turco, ovvero lo straniero simile a un turco, sembra divertirsi a fare quello che sta facendo. A quanto pare, anche la donna si diverte, ma non proprio alla follia. Gli indica qual è il suo posto. E' impossibile appurare se lui obbedisce o no, vuole dare ascolto ai propri imperativi interiori ed è inevitabile che prima o poi si scontri con i desideri della partner. Erika è testimone di come si svolgano le cose. La donna la vuole cotta, l'uomo cruda. La donna sembra pian piano perdere le staffe perché l'uomo non le dà la precedenza, come sarebbe suo dovere. Se lei dice: più piano, lui accelera e così via dicendo. Forse non è una professionista, ma una donna qualunque, un'ubriaca che s'è fatta rimorchiare. Magari alla fine non guadagnerà niente per tutta quella sfacchinata. Erika si accuccia e trova una posizione comoda. Anche se fosse arrancata fin lì sui tacchi a spillo, quei due non avrebbero potuto sentirla, tanto urlano forte, ora l'uno, ora l'altra, e ora in coppia. Una fortuna così Erika non ce l'ha mica tutte le volte che esce in ricognizione. La donna dice all'uomo di aspettare un momentino. Erika non riesce a vedere se lui l'accontenta. Pronuncia una frase nella sua lingua, questa volta in tono relativamente tranquillo, ma la donna lo aggredisce dicendo che nessuno lo capisce. Tu aspettare, capito? Aspettare! No aspettare, questo è tutto quel che Erika riesce a captare di quanto sta succedendo. Lui penetra la donna come dovesse risuolare un paio di scarpe o saldare la carrozzeria di un'auto in tempo di record. A ogni colpo, lei si scuote fin nelle viscere e sbava di rabbia strillando molto più forte del necessario: più piano! Non così forte, per favore. Dunque è già passata alle preghiere. Il risultato, però, anche questa volta è nullo. Il turco possiede un'energia incredibile e va a velocità pazzesca. Sceglie un rapporto ancora più alto nel suo ingranaggio interiore, che gli permette di piazzare quanti più colpi possibile nell'unità di tempo, o magari di denaro. La donna rinuncia a giungere a buon fine e impreca contro di lui, gli domanda sbraitando quand'è che la finisce una buona volta e non durerà mica fino a dopodomani. L'uomo prorompe ansimante in squilli di fanfara in lingua turca, che gli scaturiscono dal profondo dell'animo. Fa fuoco su entrambi i versanti, in lui il linguaggio e la sensibilità sembrano venirsi incontro. Dice in tedesco: Signora! Signora! La donna ci prova perl'ultima volta: Più piano! Dal suo nascondiglio, Erika calcola che, se due più due fanno quattro, questa non è una puttana da Prater: una di quelle inciterebbe l'uomo a sbrigarsi piuttosto che frenarlo. Dovrebbe collezionare il maggior numero di clienti nel minor tempo possibile, uno dopo l'altro; l'uomo invece la pensa esattamente al contrario e vuole godersela finché può. Magari un giono non ce la farà più e allora non gli resterà che il ricordo.
I due sessi vogliono sempre qualcosa di fondamentalmente diverso."

RICHESTA INFORMAZIONI: "La pianista" di Elfriede Jelinek.


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.