"Ragionamenti" di Pietro Aretino

Pietro Aretino fu davvero uno spirito unico e sagace, padrone superbo della lingua italiana. Anche la materia più vile ed immonda sotto il suo tocco si trasfigura.
La sua opera, come è ovvio, fu oggetto dell'ostracismo dei benpensanti e delle accademie ufficiali. Ma noi ce la ritroviamo tutta leggibile, dopo quasi cinque secoli.
Certamente un capolavoro è i "Ragionamenti", opera erotica molto divertente. Consta di due parti, in ciascuna delle quali si raccontano storie e si propongono riflessioni.
Ecco il frontespizio della prima parte: "La prima parte de ragionamenti di M. Pietro Aretino, cognominato il flagello de Prencipi, il veritiero, el divino, divisa in tre giornate, la contenenza de le quali si porrà ne la facciata seguente.
"Veritas odium parit. Contenenza de la prima parte de ragionamenti de l'Aretino.
"Comincia la prima giornata de capricciosi ragionamenti de l'Aretino, ne la quale la Nanna di Roma, sotto una ficaia, racconta a l'Antonia la vita de le monache.
"Comincia la seconda giornata de capricciosi ragionamenti de l'Aretino, ne la quale la Nanna racconta a l'Antonia la vita de le maritate.
"Comincia la terza, e ultima giornata de capricciosi ragionamenti de l'Aretino, ne la quale la Nanna racconta a l'Antonia la vita de le puttane."
La Nanna parla all'Antonia con cognizione di causa avendo personalmente sperimentato tutte e tre le condizioni.
La vita delle manache si sostanzia di una sfilza di salaci storie di sesso delle religiose e dei religiosi.
Di molto più interessante è il ragionamento dedicato alle maritate. Memorabile è la descrizione che la Nanna fa della sua prima notte di nozze: "... e fu bella l'astuzia de la mia mamma dolce: ella che sapeva che la mia verginità era rimasta ne le peste, scannò uno di quei capponi delle nozze, ed empito del sangue un guscio d'uovo, insegnandomi prima l'arte, che dovea usare nello stare in su le continenze, nel mettermi in letto, me ne unse la bocca di donte uscì Pippa mia, e così coricata, si coricò egli, e stendendosi per abbracciarmi, mi trova tutta in un groppo raccolta ne la sponda, e volendomi porre la mano su la cetera, mi lasciai cadere giuso in terra, onde egli lanciatosi a aiutarmi, cominciò a dire, non senza pianto: 'Io non voglio far le tristizie, lasciatemi stare'; ed alzando le voci, odo mia madre, che aperta la camera, con un lume in mano vien dentro, e tanto mi lusingò, che mi accordai col buon pastore, che volendomi aprir le cosce sudò più, che non fa chi batte il grano; onde mi squarciò la camiscia, e disse mille mali; Alla fine scongiurata più che non si scongiura uno spirato a la colonna, brontolando e piangendo, e maledicendo apersi la cassa de la viola, ed egli adattandomisi di sopra, tremando per la volontà della carne mia, voleva mettere la tasta ne la piaga, ma gli diedi una scossa così fatta, che lo discavalcai, ed egli paziente mi si racconcia in su la sella, e rientrando con la tasta, tanto spinse, che vi entrò. Io non mi potendo tenere, gustando il pane unto, di non mi abbandonare come una porchetta grattata, non gridai se non quando la menghia mi uscì di casa. Allora si che i gridi fecero correre su le finestre i vicini; e mia madre di nuovo in camera, che visto il sangue del pollo, che aveva tinti i lenzuoli e la camiscia a lo sposo, fece tanto, che quella notte egli si contentò che io andassi a dormir seco, e la mattina tutto il vicinato era in conclave per la mia onestà, né si parlava d'altro per la contrada."
Il terzo ragionamento riguarda il frastagliato mondo delle puttane, che in fondo rappresenta la quintessenza della negatività dell'essere umano. La Nanna fornisce all'Antonia tutta una serie di lapidarie sentenze, che qui in parte riportiamo: "Non è niuna cosa crudele, traditora e ladra, che spaventi una puttana... Perché acquista grandemente una puttana, quando può vantarsi di aver fatto disperare, fallire, o impazzire altrui... Le puttane non son donne, ma sono puttane... E guai per chi incappa nelle mani di una puttana che ha madre; tristo per chi vi si incapestra; perché se ben son vecchie, vogliono la sua parte de lo unto...Perché a una puttana, non parrebbe essere puttana, se non fosse traditora con grazia, e privilegio; e una puttana che non avesse tutte le qualità di puttana, saria cocina senza cuoco, mangiar senza bere, lucerna senza olio, e maccaroni senza cascio... Antonia, la gola, l'ira, la superbia, la invidia, l'accidia e l'avarizia nacquero il dì che nacque il puttanesimo; e se brami intendere come divora una puttana, informatene co' conviti; se tu vuoi sapere con che rabbia si adira una puttana, dimandane il padre e la madre di ogni santo. Sappi che se potessero abbisseriano il mondo in manco tempo che nol fece messer Dominedio... La superbia di una puttana avanza quella di un villano rivestito; la invidia di una puttana è divoratrice di se medesima, come il mal francioso di chi lo ha nelle ossa... L'accidia di una puttana è più acuta e più accorata che la malinconia di un cortigiano che si vede marcito in tinello senza un quattrino d'entrata; l'avarizia di una puttana è simile ad un boccone che un banchiere avaro ha rubato alla sua fame, e ripostolo in cassa con altri."
La seconda parte dei "Ragionamenti" è anche più interessante della prima. "Contenenza de la seconda parte de ragionamenti de l'Aretino.
"Comincia la prima giornata de piacevoli ragionamenti de l'Aretino, ne la quale la Nanna insegna alla Pippa sua figliola ad esser puttana.
"Comincia la seconda giornata de piacevoli ragionamenti de l'Aretino, ne la quale la Nanna racconta alla Pippa i tradimenti, che fanno gli uomini alle meschine, che gli credono.
"Comincia la terza ed ultima giornata de piacevoli ragionamenti de l'Aretino, ne la quale la Nanna, e la Pippa, sedendo ne l'orto, ascoltano la comare e la balia, le quali ragionano de la ruffiania.
"Seguita il piacevole ragionamento de l'Aretino, nel quale il Zoppino fatto frate, e Ludovico puttaniere trattano de la vita, e de la geneologia di tutte le cortigiane di Roma."
Del famoso dialogo tra Ludovico e Zoppino riportiamo un pirotecnico scambio su cervellotiche etimologie:
"ZOPPINO: ...Il derivato del loro nome il dice, secondo l'utile interpretazione del Carafulla, la cui opinione è, che ogni parola si formi di diversi linguaggi, di taliano e di spagnuolo, di vulgare e di latino, e similmente ancor di tutti gli altri, over che in se stesse porti il derivato convincino; come saria a dir donna da danno, potta che pute, culo che cola, fregna che fragne, fessa che è una fossa, chiappe che acchiappano; tutto questo hanno costoro.
LUDOVICO: Codesta tua nuova interpretazione per Dio, mi piace perché è vera e bella. Ma che vuol dire puttana?
ZOPPINO: Puttana è un nome composto di vulgare e di latino. Perché ano in latino si dice quel che in nostra lingua si chiama culo, dove che si compon di potta e ano: e in volgare nostro vuol dire che li pute la tana; e cortigiana, cortese dell'ano."

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