"La voglia" di Elfriede Jelinek

Dal romanzo “La voglia” di Elfriede Jelinek leggiamo: “Per godere di una comoda visuale sul tempo, dall’alto di un palco (solo negli ordini più modesti di posti manca un tappeto su cui poggiare i piedi), la donna esce di casa con il viso truccato e le unghie smaltate. Come è grande e meravigliosa la natura, in cui i poveri non vedono altro che i cartelli dei limiti di velocità, senza però rispettarli, e vengono poi mescolati nel nostro pastone insieme alle loro insopportabili auto. La vagina della donna è impregnata dei prodotti in fermentazione dell’uomo; sotto le calze le sue cosce sono sporche di bava appiccicosa: le tracce impresse dalle abitudini quotidiane del direttore, il quale fa capire che avrebbe voglia di riprodursi, anche se l’inchiostro incomincia a scarseggiare. In fondo potrebbe abbrustolire sulla sua fiammella il panpepato di una donna molto più giovane, sempre pronto ad esser consumato. Sui monti tuttavia la temperatura si abbassa rapidamente. Il bosco si specchia nel lago artificiale e l’erba cresce alta davanti alla finestra per mitigare il ricorso di conflitti famigliari: anche in questi casi comunque si tratta di rapporti umani. Come si infuriano i poveri se li strapazziamo un po’ o se cerchiamo di imbrogliarli con qualche trucco, come ad esempio con la legislazione fiscale. Il direttore della cartiera si stupisce ancora del fatto che le orde di gente impiegate dalla sua ditta comprino tutte la stessa roba nello stesso supermercato, sebbene abbiano diverse misure e movimentino pesi diversi. I piccoli negozi di paese hanno già cessato da tempo la loro attività perché gli abitanti non diventassero troppo dissoluti e ingordi di birra e panini con salsiccia. Quest’uomo cerca di scuoterci con il canto della fabbrica (la piacevole risonanza all’estero della nostra industria!), con le antiche grida corali che toccano a fondo il suo cuore, risonante la tonante corazza di protezione contro i nostri assalti. Con una semplice pedata si può facilmente impedire al piacere, il cavaliere bianco dell’umanità, di esprimere a tutti i costi il suo voto con voce stridula. Poi la donna tace. Un grido si leva al cielo dalle stanze in cui viene inseguita soltanto per il suo sesso, questa specialità culinaria, più unica che rara; fino al recinto s’ode il tonante rimbombo in memoria della strage. Da parecchio tempo l’uomo e la donna armeggiano fra loro, presto dovranno rialzarsi e ciascuno andrà a ripulire il proprio corpo dagli umori dell’altro.”

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