"Le relazioni pericolose" di Choderlos de Laclos

Da “Le relazioni pericolose” di Pierre Choderlos de Laclos. La marchesa di Merteuil scrive al visconte di Valmont. “A dir la verità, visconte, siete insopportabile. Mi trattate con la stessa leggerezza che usereste con la vostra amante. Sapete che mi arrabbierò e che in questo momento sono di un umore terribile? Come! Dovete vedere Danceny domani mattina; sapete quanto sia importante che vi parli prima di questo incontro; e senza preoccuparvene minimamente mi lasciate ad aspettare tutta la giornata, per spassarvela chissà dove? Per colpa vostra sono arrivata indecentemente tardi alla signora di Volanges, e tutte quelle vecchie mi hanno riempita di complimenti. Ho dovuto prodigarmi in moine tutta la sera per tranquillizzarle: perché non bisogna fare arrabbiare le vecchie signore; la reputazione dei giovani dipende da loro.
In questo momento è l’una del mattino, e invece di coricarmi, come muoio dal desiderio di fare, sono costretta a scrivervi una lunga lettera, e questo renderà il mio sonno più profondo, visto lo sforzo che mi costerà. Siete proprio fortunato che io non abbia tempo di sgridarvi ulteriormente. Non crediate per questo che vi perdoni; è solo che ho poco tempo. Ascoltatemi dunque, mi sbrigo.
Usando un po’ di furbizia, domani dovrete ottenere le confidenze di Danceny. Il momento è favorevole: lui è infelice. La ragazzina è andata a confessarsi; ha raccontato tutto come una bambina e adesso è a tal punto tormentata dalla paura del diavolo che vuole assolutamente rompere. Mi ha elencato tutti i suoi piccoli scrupoli, con un’agitazione che mi faceva capire bene come la sua testolina fosse in subbuglio. Mi ha mostrato la lettera di rottura: una cosa veramente monacale. Per un’ora ha balbettato, senza pronunciare una sola parola di senso comune. Ma non mi ha meno imbarazzato; perché, come potete capire, non volevo rischiare di essere esplicita davanti a una testa così vuota.
In mezzo a tutte quelle chiacchiere ho capito però che non ama di meno il suo Danceny, ho notato anche una di quelle risorse di cui l’amore non è mai privo, e di cui la piccola è piacevolmente vittima. Lacerata dal desiderio di occuparsi del suo amante e dalla paura di dannarsi se se ne occupa, ha finto di pregare Dio di farglielo dimenticare, e poiché ripete la preghiera a ogni istante del giorno, trova in questo modo l’occasione per pensare a lui continuamente.
Con uno più navigato di Danceny, questo piccolo avvenimento sarebbe forse più propizio che avverso, ma il giovanotto è incapace come Cédalon, al punto che, se non l’aiutiamo, gli ci vorrà tanto tempo per superare i più lievi ostacoli che non ce ne lascerà per mandare a buon fine il nostro progetto.
Avete ragione; è un peccato, e io sono irritata quanto voi per il fatto che sia lui l’eroe di questa avventura: ma che volete? Ciò che è fatto è fatto; ed è colpa vostra. Ho chiesto di vedere la sua risposta; lei mi ha fatto pietà. E’ tutto un ragionamento estenuante per dimostrarle che un sentimento involontario non può essere un crimine: come se non smettesse di essere involontario dal momento in cui si smette di combatterlo! E’ un’obiezione così banale che è venuta anche alla ragazzina. Lui si lamenta della sua infelicità in modo molto toccante: ma il suo dolore è così dolce, e sembra così forte e sincero, che mi sembra impossibile che una donna che trova il modo di condurre un uomo a una tale disperazione, e anche con così poco pericolo, non sia tentata di togliersene lo sfizio. Le dice infine di non essere un religioso come la piccola credeva; ed è, senza dubbio, la cosa che gli riesce meglio: perché, se lei volesse abbandonarsi all’amore monastico, i cavalieri di Malta passerebbero in seconda posizione.
Comunque, invece di perdere il mio tempo in ragionamenti che mi avrebbero compromesso, e forse senza persuaderla, ho approvato il suo proposito di rompere: ma ho detto che, in un caso simile, era più onesto spiegarsi a voce che per iscritto; che era anche consuetudine restituirsi le lettere e le altre sciocchezze in proprio possesso; e, fingendo così di aderire alla scelta della piccola, l’ho convinta a fissare un incontro con Danceny. Lo abbiamo pianificato sul momento, e io mi sono incaricata di convincere la madre a uscire senza la figlia; il momento decisivo è domani pomeriggio. Danceny è già avvertito; ma, per Dio, se trovate l’occasione, convincete dunque il bel pastorello a essere meno sentimentale, insegnategli - poiché bisogna dirgli tutto - che il vero modo di vincere gli scrupoli è di mettere quelli che ne hanno nella condizione di non aver nulla da perdere.
Del resto, perché questa ridicola scena non si ripetesse, non ho mancato di insinuare nell’animo della piccola qualche dubbio sulla discrezione dei confessori; e vi assicuro che ora le faccio pagare la paura che mi ha fatto prendere col timore che il prete vada a dire tutto alla madre. Spero che, dopo che ne avrò parlato ancora una volta o due con lei, non andrà più in giro a raccontare le sue sciocchezze al primo venuto.
Addio, visconte; impadronitevi di Danceny e guidatelo. Sarebbe vergognoso che non riuscissimo a fare quello che vogliamo con due ragazzi. Se troviamo più difficoltà di quanto avessimo creduto all’inizio, suggerisco a voi, per animare il nostro zelo, di pensare che si tratta della figlia della signora di Volanges, e a me stessa, che diventerà la moglie di Gercourt. Addio.”

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