Le cortigiane di Roma.

Il tema delle cortigiane a Roma potrebbe richiedere un lungo trattato. Partiamo dall’antichità. Le prostitute vivevano in prevalenza nella Suburra, un quartiere degradato in cui si sovrapponevano miseria materiale e miseria morale. Quello che poteva essere la vita in quei luoghi lo immaginiamo benissimo se teniamo conto che quel tessuto socio-relazionale è rimasto più o meno immutato fino agli ultimi “casini”, chiusi nel 1956 dalla legge Merlin.
L’arte visionaria di Federico Fellini ci ha mostrato la vita nei falansteri del sesso e dell’amore mercenario, nelle splendide sequenze dei film “Satyricon” e “Roma”.
Un’altra citazione ce la fornisce Carducci che a proposito di Lesbia (di catulliana memoria) ci dice che essa “stancava pe’ neri angiporti le reni / a i nepoti di Romolo”.
Nelle torbide vie della Suburra amava passeggiare in incognito Messalina e mescolandosi al gruppo delle anonime meretrici gareggiava con esse nella prestazione di performance amatorie sempre più audaci. La leggenda vuole che la dissoluta imperatrice punisse le prostitute casualmente venute in contatto con lei con un crudele e raffinato supplizio: quelle malcapitate venivano costrette a un’infinità di amplessi da parte di gagliardi pretoriani, fino alla morte per sfinimento.
La forte connessione tra prostituzione e Roma sembra essere rinforzata anche dalla leggenda della “lupa” che allattò Romolo. La lupa era anche (inevitabilmente) il simbolo dell’ingordigia sessuale e l’epiteto (in era fascista) “figlio della lupa” non poteva non significare anche “figlio di una buona donna”.
Il Verga, nella sua novella omonima, così descrive la Lupa: “Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo…, era pallida come se avesse sempre addosso la malaria e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano”.
Qualcosa della Lupa dovevano avere anche le vergini vestali, conservatrici del sacro fuoco ma perciò stesso dalla dubbia verginità. Quando la vestale veniva colta in flagrante violazione del proprio voto di verginità era sotterrata viva senza pietà.
Italo De Tuddo così ci descrive qualche scorcio della Roma antica: “A Roma i lupanari non potevano aprire i battenti prima dell’ora nona (d’estate verso le sedici; d’inverno verso le quattordici e mezzo) per non offrire tentazioni alla gioventù che doveva invece dedicarsi agli esercizi atletici. I lupanari, sempre sistemati in sotterranei, spesso umidi e oscuri, erano frequentati da gente di ogni ceto. Orazio, nelle ‘Satire’, descrivendo i vari tipi di uomini, dice che c’è chi non toccherebbe ‘nessuna donna che non sia dentro uno sporco lupanare’ e poi c’informa che Catone, vedendo uscire un amico da un lupanare, gli disse saggiamente: ‘Onore a te per la tua virtù. Quando l’acre lussuria gonfia le vene, i giovani debbono scendere qui e non insidiare la moglie altrui’. Lo stesso Orazio dice che i contadini, stanchi della loro vita monotona, smaniavano ‘per il lupanare e la sudicia bettola di Roma’”.
Giovenale ci fornisce interessanti dettagli del comportamento di Messalina: “Entrava in un caldo lupanare… e qui si donava ignuda, con i capezzoli dorati, mostrando il ventre che ti aveva partorito, o glorioso Britannico. Poi se ne andava con tristezza, abbandonando il più tardi possibile la stanza, ancora infuocata per il prurito della vagina stanca, affaticata da tanti, ma non ancora sazia; con le guance annerite dal fumo della lanterna, portava il fetore del postribolo fin nel letto imperiale”. Con la decadenza del medioevo le misere prostitute romane erano costrette a concedersi per un boccone di pane. Sebbene tollerate dall’autorità pontificia, esse subivano periodicamente delle retate e venivano rinchiuse in squallidi carceri. Quando finalmente arrivò il Rinascimento le cortigiane, almeno quelle più dotate di corpo e di mente, poterono assurgere a posizioni di rilievo.
In un famoso dialogo dell’Aretino (ricordato in altra parte di queste curiosità) Zoppino frate e Ludovico puttaniere parlano con competenza e divertimento del fenomeno puttanizio romano. Sempre l’Aretino ci ricorda Fiammetta, amante di Cesare Borgia, sepolta in una magnifica tomba nella chiesa di S. Agostino (e ci meravigliamo per De Pedis ?!).
A proposito di una celebre cortigiana, Imperia, si tramanda un aneddoto secondo il quale costei possedeva una casa così bella e sontuosa da mettere in imbarazzo un ambasciatore spagnolo, che aspettava il proprio turno in uno splendido salone. Avendo l’ambasciatore l’imbellente bisogno di sputare, per quanto si guardasse intorno non trovava alcun luogo adatto: tutto era molto prezioso attorno a lui, vasellame, maioliche, legni intarsiati. Alla fine il diplomatico non trovò di meglio che chiamare il proprio servo e sputargli in faccia. Episodio antipatico ma che illustra bene la situazione!Nel periodo che va dalla controriforma all’Unità d’Italia, il Vaticano gestì con indulgenza il fenomeno e la grande poesia del Belli ci descrive di come le meretrici fossero essenziali all’equilibrio psicologico del clero.
Prima della Grande Guerra e nel periodo tra le due guerre, si affermarono i bordelli pur senza raggiungere i fasti di altre capitali europee. Il fascismo quasi fece dei casini il proprio fiore all’occhiello. Ve ne erano di molto eleganti e di popolari, fino a quelli miserrimi per il popolino squattrinato.
La vita all’interno delle Case Chiuse aveva i suoi rituali e le sue stratificazioni gerarchiche: nei piani alti accedeva direttamente la classe abbiente, in grado di pagare ragguardevoli tariffe, mentre al piano terra stazionava e si sollazzava con tempi contingentati operai, marinai, studenti, soldati e l’operatrice di tale settore doveva avere doti di stacanovista.
Da una delle tanti confessioni di queste operatrici “di frontiera” traiamo la risposta a una legittima curiosità: quanti “contatti” riusciva ad avere in un giorno una ragazza al piano terra? “In una giornata piena, domenicale, con orario di lavoro dalle 11 alle 13, poi dalle 14 alle 20 e dalle 21 all’una, riuscii a sbrigare 120 marchette secche (ossia 120 rapporti sessuali con 120 uomini diversi)”.
Ribadito che era tutta questione di censo e di tariffe, stendiamo un velo di silenzio su ulteriori curiosità circa le differenze tra la marchetta secca e quella doppia o tripla.

RICHESTA INFORMAZIONI: Le cortigiane di Roma.


security code
Privacy* Art. 13, D.Lgs. 196/2003.
Iscriviti alla Newsletter.