Henri de Toulouse-Lautrec

Henri de Toulouse-Lautrec fu uno dei grandi pittori gravemente segnati nel corpo e che espressero nella loro arte la rivolta contro la mentalità moralistica e benpensante.
Affetto da nanismo delle gambe, colpito dalla sifilide, alcolizzato dopo aver percorso tutti i passaggi della formazione accademica elesse come suo mondo privilegiato quello dei “café-chantant” e dei bordelli.
Toulouse-Lautrec ebbe una particolare predilezione per l’ambiente delle prostitute parigine dal quale trasse spunto per numerosi dipinti. Era quella un’epoca moralistica e sessuofobica per cui le sue creazioni furono spesso accolte con aperta ostilità, che tuttavia da una parte facevano crescere il mito dell’artista maledetto e irriverente, e dall’altra alimentavano lo spirito di rivolta e anticonvenzionale dell’artista.
Il tema del bordello concerne non meno di quaranta quadri. Lautrec privilegia gli aspetti più intimi e i momenti di vita quotidiana delle prostitute. Ma raramente le scene sono provviste di carica erotica, né vengono rappresentati in alcun modo i clienti. Questo ci fa pensare che l’artista ritrovasse se stesso in quell’ambiente: il bordello la sua casa, le ragazze il proprio equilibrio affettivo.
La deformità di Henri (che essendosi rotto da piccolo entrambe le gambe le rimasero per un’infezione rachitiche)spinse il padre, ricco ed eccentrico, ad assicurargli gli studi ed una vita senza preoccupazioni economiche. Divenne noto a Montmartre dove passava le notti a disegnare al Moulin Rouge e in altri locali notturni, per i quali realizzava i manifesti pubblicitari.
Toulouse-Lautrec volle veramente bene alle donne. Non si limitava ad andare a letto con le prostitute, ma era loro intimo amico ed esse posavano volentieri come modelle.
Molti i quadri di rilievo che sono entrati nella storia dell’arte. La forza icastica della vita bohemien è resa pienamente dal “Ballo al Moulin Rouge” (1890), scene di lesbismo da “Il bacio” (1892) e anche da “Le due amiche” (1894).
Grazie alla sua arte i nomi di due ballerine come Jane Avril e la Goulue sono ricordati anche oggi, quasi a sottolineare che quello che conta è la leggerezza della vita che trascorre.
Ha scritto Giorgio Caproni: “Se il tempo di Proust è l’imperfetto, è una pittura, quella di Lautrec, tutta al presente, anzi all’’indicativo’ presente, senza mostrar traccia né del soggiuntivo né del condizionale. Ma ciò che accomuna – recto e verso – Proust e Lautrec è, ripeto, il risultato finale: la vita schiettamente rappresentata com’è e non come dovrebbe essere, in quella giusta e unica dimensione naturale che, alla maggior parte dei naturalisti, sfuggì proprio per il loro impegno sociale e morale: proprio per la loro volontà di giudicarla, di cambiarla.
Lautrec non ci pensa nemmeno a voler cambiare il mondo, e per questo forse ha così sensibilmente contribuito a modificarlo.”
D’altra parte, morire a soli 37 anni ed esprimere tanto, consente solo ai posteri di recuperare la maggior parte del significato di una esistenza.

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